VOLTO DI DONNA





Senza nulla togliere alle innumerevoli manifestazioni devozionali che nei secoli hanno alimentato il culto a Maria, senza svalutare i tanti atteggiamenti di intima comunione con colei che è ritenuta madre di Dio, ci sembra indispensabile ri-dare valore ad una donna che, troppo spesso, viene considerata esclusivamente come canale di mediazione, interprete privilegiata di desideri, richieste, aspettative da far giungere a un Dio lontano. Senza nulla togliere! Maria si pone come unica manifestazione largamente diffusa ed "accettata" del volto femminile di Dio all'interno di una visione androcentrica che non mostra tanta disponibilità a lasciare un po' più di spazio alle donne: Maria la troviamo nelle icone disseminate nelle nostre case, nelle nicchie dei nostri santuari, sulle medagliette da portare al collo, sulle immaginette tenute nei nostri testi di preghiera, nella denominazione di tante nostre associazioni, come patrona di tante città o paesi. Si ha, però, timore che tutto questo devozionismo mariano sia funzionale ad un modello di supremazia maschile che vuole la donna, ogni donna, docile ed obbediente.
A ben vedere, le immagini di Maria portate in processione, mettono in risalto la sua dimensione materna con la capacità di evocare uno spazio dentro il quale il divino ha posto la sua dimora: linguaggio simbolico e concreto che contrasta con tante predicazioni mariane che sminuiscono il senso di questa presenza creativa in ogni essere umano, gravido di quello Spirito che dà vita e genera nuova umanità. "Che lo Spirito santo sia sceso su una persona ed essere stati coperti dall'ombra della potenza dell'Altissimo, nella storia della comunità giudaica non è qualcosa di superficiale. E' l'annuncio che la persona sta per essere trasformata in un profeta, sta per essere scelta da Dio con il compito di portare la Parola di Dio al popolo. La vita è arrivata a compimento. Il profeta non ha altra vita che quella di portare la Parola di Dio al mondo"(M. McKenna, cfr. in Concilium 4/2008).
Quando ci rivolgiamo a Maria dovremmo tenere ben presente il ritratto di una donna vissuta nella Palestina del I secolo, in un contesto socio-economico di povertà, di oppressione, destinata agli umili lavori di contadina, povera tra i poveri, emarginata tra gli emarginati, che si fa voce per l'annuncio di una buona novella di liberazione. E il canto del Magnificat, che dirompe dal suo corpo gravido, si impone con la forza di un messaggio proclamato coraggiosamente da chi, donna, ha consapevolezza di essere testimone di un nuovo inizio della storia; un canto che "rimane lì, per gridare per sempre l'azione di Dio tra gli uomini e le donne, e per annunciare per secoli che i potenti saranno abbattuti, i ricchi saranno spogliati e che i piccoli/umili e poveri debbono essere ricompensati nella dinamica del regno di Dio, incarnata dalla comunità dei credenti"(C.N.Velasco).
Non ce ne vogliano tutti gli affezionati alla recita del rosario; non siamo intenzionati a togliere importanza ad una pratica devozionale così diffusamente e tanto lungamente esercitata. Desideriamo accostare ad essa la voce e l'iniziativa concreta di una donna, affinchè la preghiera scenda dalla bocca alle mani per divenire "impasto" di salvezza da offrire agli altri. Come a Cana, quando mancava il vino; come in qualunque altra situazione di privazione, quando mancano il pane, il lavoro, una casa, gli affetti, la libertà: "proprio come le sue parole spingono Gesù ad agire a Cana, così l'impegnativo appello di Maria si rivolge alla coscienza della chiesa, che oggi è corpo di Cristo nel mondo. Anche se le persone che abitano in nazioni ricche preferirebbero non sentirla, la sua voce risuona attraverso i secoli: 'Non hanno più vino...dovete agire' "(E.A.Johnson).


Maria Concetta Bomba ocds




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